I Giovani Democratici del nostro municipio hanno celebrato venerdì scorso il loro Congresso municipale, nel corso del quale è stato presentato un documento politico unitario, elaborato dagli iscritti del municipio, che è stato votato all'unanimità.

Facciamo tesoro di questo contributo che hanno voluto consegnare alla nostra comunità, che riportiamo di seguito, con i nostri migliori auguri di buon lavoro al nuovo segretario Lorenzo Angelini e a tutti gli iscritti GD!

 


 

Fosse anche un sogno matto

Documento Politico GD Roma IX

 

“Nessun vento è favorevole

per il marinaio che non sa

a quale porto vuole approdare” 

(Lucio Anneo Seneca, “Lettere a Lucilio”)

 

Il Congresso di una organizzazione politica è un momento fondamentale di vita democratica in cui coloro che vivono l’organizzazione, giorno per giorno, hanno l’occasione per riflettere, elaborare e dare alla luce nuove idee per affrontare le sfide che il futuro presenta. 
I Giovani Democratici si trovano oggi ad affrontare la fase finale di un percorso congressuale, in un periodo storico in cui la fiducia nei corpi intermedi e nelle classi dirigenti sono ai minimi storici, per fattori esogeni o, molto più spesso, per l’incapacità che questi hanno mostrato nel comprendere, e provare a governare, i cambiamenti che il mondo stava affrontando.

Viviamo in “tempi interessanti”, caratterizzati da risposte semplici a domande complesse, in cui sperimentiamo un arresto del processo di globalizzazione, che ha governato l’integrazione internazionale e intranazionale negli ultimi trenta anni, in cui sono crescenti le disuguaglianze sotto ogni punto di vista, da quello spaziale a quello generazionale, e in cui la politica è sempre più povera di contenuti e di una cultura di lungo periodo, mantenendo come orizzonte quello della successiva consultazione elettorale; e proprio su questo noi, Giovani Democratici ci siamo fermati a riflettere, per consolidare ciò che abbiamo imparato, iniziativa dopo iniziativa, riunione dopo riunione, utilizzando tutti gli spazi di confronto che abbiamo avuto a disposizione, e per elaborare infine una nostra proposta politica; per provare, nel nostro piccolo, a contribuire a cambiare il mondo di cui facciamo parte.

Il nostro contributo è rivolto all’organizzazione giovanile, affinché possa essere una bussola per orientare la azione quotidiana degli iscritti e della classe dirigente; ma ancor di più si rivolge al Partito Democratico, in ogni sua articolazione territoriale, per contribuire all’elaborazione di una idea, di città e di paese, di una alternativa: crediamo che sia importante poter contribuire ad una rinnovata discussione nel partito, che miri a costruire nuove “utopie”, contemperando la necessità di rimanere con i piedi per terra, provando a cambiare il sistema un passo alla volta, con quella di mirare ad un obiettivo più grande e chiaramente definito.

Perché “nessun vento è favorevole per il marinaio che non sa a quale porto vuole approdare”.

 

Una questione generazionale

Negli ultimi trent’anni in Italia ha avuto luogo un progressivo distacco dei cittadini dalla politica e in particolare dai partiti, tanto che nell’ultimo decennio il numero di iscritti complessivi a tutte le formazioni politiche è sceso ad appena un milione, a fronte degli oltre 5 milioni degli anni ’80; ad aggravare questo dato, già di per sé esplicativo della profonda crisi in atto, è il fatto che questa repulsione nei confronti dell’impegno politico è particolarmente diffusa tra i giovani.

Nella “Prima Repubblica” i partiti hanno potuto svolgere il ruolo di cerniera tra cittadini ed istituzioni grazie ad una forte componente ideologica, all’adesione ad un sistema di valori condivisa tanto dalla base quanto dai più alti vertici, e ad una precisa visione della società con obiettivi a medio e lungo termine chiari. Proprio questa solida identità valoriale dei partiti induceva molti ragazzi a considerare l’adesione ad una parte politica come una scelta fondamentale della propria vita, e la militanza attiva come un modo per prendere parte al cambiamento che avrebbe realizzato il loro modello di società ideale.

A partire dagli anni Novanta, però, le tradizionali contrapposizioni ideologiche novecentesche sono venute meno, crudelmente sconfitte dalla Storia, mentre rapidissimi cambiamenti geopolitici, economici e sociali a livello globale hanno dato luogo a problematiche totalmente nuove, inadatte ad essere affrontate con il precedente approccio idealista, e dunque richiedenti una rifondazione dell’intero sistema politico all’insegna del pragmatismo.
Il sistema dei partiti italiano ha avuto forti difficoltà ad adeguarsi a questo nuovo scenario, motivo per cui nella la cosiddetta “Seconda Repubblica” hanno avuto luogo svariate degenerazioni della democrazia rappresentativa, che hanno occupato il vuoto lasciato dall’assenza di progetti politici credibili. Di conseguenza negli ultimi trent’anni abbiamo assistito ad esperienze politiche basate principalmente sul carisma del leader, o sulla demonizzazione dell’avversario, o persino sul rigetto stesso di qualsiasi cultura politica in favore della demagogia spicciola e della strumentalizzazione delle questioni più delicate.
I partiti, incapaci di incarnare un sistema di idee e di valori in cui i cittadini possano riconoscersi profondamente, non formano più la classe dirigente nei circoli mediante il dibattito e il confronto con la base, ma tendono ad agire come consorterie volte alla difesa di rendite di posizione personali. Per cui invece di elaborare programmi a lungo termine che possano realmente fornire risposte alle nuove istanze dei cittadini, ricostruendo quel forte senso di appartenenza che era stata la principale caratteristica dei partiti di massa novecenteschi, si riducono a vivere alla giornata, perseguendo il consenso nell’immediato invece di progettare il futuro.

In questo desolante scenario sono proprio i giovani a ripudiare maggiormente il mondo della politica, e in particolare l’adesione ad un partito, arrivando ad identificare la figura del militante con quella dell’arrampicatore sociale. Questa repulsione radicale è spiegabile con il fatto che il dibattito pubblico e l’agenda politica affronta solo superficialmente, quando non ignora del tutto, questioni fondamentali legate al nostro futuro, dai cambiamenti climatici alla rivoluzione tecnologica, dalla drammatica precarietà del mondo del lavoro al ruolo dell’Italia e dell’Unione Europea nello scenario internazionale.
Ma ciò che maggiormente mina la fiducia dei ragazzi italiani nelle istituzioni è il paradossale squilibrio nella ripartizione delle risorse, che sono sempre più concentrate nella parte anziana della popolazione, che non a caso è la componente più numerosa e dunque più determinante in sede elettorale. Su questo versante, per di più, la politica non accenna minimamente ad un’inversione di tendenza, ma anzi, continua a perseguire interventi legislativi, con forti ricadute negative sull’equità intergenerazionale, che hanno come unico orizzonte temporale quello del brevissimo periodo, in cui è più facile capitalizzare il consenso elettorale; ed ecco quindi il varo di interventi come la c.d. “Quota Cento”, che rende ancor più oneroso il fardello della spesa pensionistica che le nuove generazioni dovranno sostenere, senza dare un contributo alla crescita né al reale inserimento dei giovani nel mercato del lavoro, ma anzi riducendo per giunta risorse ad istruzione, ricerca ed investimenti sull’innovazione: sono proprio questi ultimi infatti i settori su cui occorre investire affinché la nostra generazione possa affrontare al meglio le sfide dei prossimi decenni.

 

Noi siamo il futuro

Noi siamo il futuro del nostro partito e della nostra politica: siamo il vivaio del cambiamento. Abbiamo un ruolo e un dovere fondamentale, quello di crescere una classe dirigente futura, che non si occupi solo delle politiche giovanili e di rappresentare i giovani nel mondo della politica, che non viva soltanto dell'esperienza, ma che accresca sé stessa in una vera e propria formazione, dedita alla lotta e al cambiamento.
Non possiamo più lasciare che la politica venga guidata e rappresentata da figure di povera formazione, che non conoscono il mondo e le sue strutture. Bisogna combattere questa un'ignoranza dilagante che, a macchia d'olio, si espande nella politica, lasciando spazio solo alla propaganda vuota e sterile, sommersa di luoghi comuni e di errori di conoscenze, che ingannano e stordiscono le masse e la politica stessa.     

Qui entriamo in gioco noi: i Giovani Democratici devono essere il punto di partenza di una lunga formazione politica che sostenga i nostri Compagni lungo un percorso di sviluppo personale. Le masse non impareranno mai a condurre la lotta politica fino a quando noi non contribuiremo a formare dei dirigenti per la lotta: formare, a livello amministrativo e politico, noi giovani, con lavoro di erudizione insieme al Partito, per accrescere le conoscenze ed esplorare il mondo della politica, per poterlo guidare in modo sano e reale.
Non lasciando, però, la formazione fine a se stessa, ma raccogliendone i frutti in organi di informazione interna che formino ulteriormente la classe politica, così da “promuovere la formazione di una organizzazione rivoluzionaria capace di unire tutte le forze e di dirigere, non solo nominalmente, ma effettivamente, il movimento, e cioè pronta a sostenere sempre ogni protesta e ogni esplosione che essa utilizzerà per consolidare e moltiplicare le forze militanti adatte per la battaglia decisiva”.

Ci impegniamo a formarci ed informarci noi giovani compagni, per intraprendere un lungo percorso di cambiamento della politica, a favore del futuro del nostro Paese e del nostro Partito, creando scuole di politica e di amministrazione, che possano far emergere il loro valore e che possano sintetizzare le conoscenze e le competenze acquisite in strumenti di comunicazione, nuovi o meno nuovi che siano, in cui crediamo che il partito debba nuovamente investire.

Noi siamo il futuro e non possiamo non essere pronti ad una lotta e ad una partecipazione consapevole.

 

Una questione di genere: non solo quello femminile 

L'uguaglianza deve essere il faro che guida e aggiusta la rotta di questo grande veliero allo sbando che è la nostra odierna società democratica. E non esiste democrazia senza parità di genere: non è possibile concepire una società democratica che non ponga trai primi obiettivi la lotta alla disparità di genere.

Nascere donne significa tutt'oggi nascere svantaggiate: minore retribuzione salariale rispetto ai colleghi maschi, costi della vita superiore, minore libertà di espressione, minore possibilità di accedere a ruoli dirigenziali.
Diritti quotidianamente negati a causa di un pensiero patriarcale arcaico che considera la donna ancora un oggetto, un essere inferiore, inabile ai lavori più retribuiti e più professionalizzanti, rilegata spesso alla mera visione di protettrice del focolaio domestico e responsabile della cura della prole.
È necessario che si inizi a parlare ad alta voce della questione femminile, che si ponga rimedio a quella terribile onta che è oggi in Italia il femminicidio, che si pretenda il diritto per le donne di diventare madri senza che questo comporti uno svantaggio a livello lavorativo e sociale, perché oggi essere madri e voler proseguire la propria carriera è quasi sempre inconciliabile, bisogna porre rimedio al fenomeno dell'obiezione di coscienza che raggiunge negli ospedali del centro e sud Italia percentuali inaccettabili per uno stato democratico: è necessario anzitutto che le istituzioni rinnovino quel modo di pensare e agire proprio di una cultura che impedisce una reale emancipazione della donna, è necessario che si attui una rivoluzione copernicana del pensiero, che porti al centro dell'interesse della politica la questione femminile. 

Davanti a tutto questo noi Giovani Democratici non possiamo rimanere silenti e dobbiamo anzi essere i motori di questa rivoluzione, segnando una cesura definitiva tra il passato e il futuro, costruendo un presente dove la discriminazione di genere sia considerata inaccettabile ed etichettata come pratica antidemocratica.
Bisogna far crescere una classe dirigente che sia attenta e sensibile alla donna e ai suoi diritti, che ne accresca il valore e ne individui le capacità, che sappia cogliere le differenze tra uomo e donna e ne sappia trarre vantaggio, senza che un genere giunga a prevaricare l'altro, ma educando le nuove generazioni ad un nuovo pensiero, dove le differenze di genere possano divenire punti di forza e non spunti di discriminazione: i diritti non hanno volto, razza, età, o classe sociale e sicuramente non devono più avere neanche un genere.
Pretendiamo che venga abolita la disparità che grava sugli stipendi delle donne, che venga abolita l'indecorosa tampon-tax, pretendiamo aborto e contraccezione libera, più consultori e centri antiviolenza sui territori, una regolamentazione della prostituzione, educazione sessuale e sentimentale nelle scuole, vogliamo che diventi normale vedere le donne ricoprire ruoli di rappresentanza e dirigenza, e non perché le quote rosa ce lo impongo, ma perché nella differenze che contraddistinguono le donne dagli uomini si è saputo valorizzare delle differenti capacità e riconoscere dei punti di vista che altrimenti sarebbero rimasti inespressi.

La lotta per l'uguaglianza di genere deve iniziare ora, e non può farlo senza il contribuito delle nuove generazioni: niente cambierà se i giovani e le giovani democratiche di oggi non iniziano da subito a pretendere dal proprio paese equità.

 

Una città disgregata: un nuovo paradigma centro-periferia 

In prospettiva della fine della legislatura nel IX municipio è necessario interrogarsi sui principali cambiamenti del territorio e sulle proposte da attuare per migliorare la situazione socioeconomica dello stesso. Analizzando la dinamica demografica. la zona centrale della capitale si è spopolata in favore delle periferie, e ciò è avvenuto soprattutto nel VI e del X municipio, cresciuti rispettivamente del 25% e del 15% nell’ultimo decennio; il nostro municipio ha subito la stessa tendenza anche se in minore proporzione.
Da un punto di vista puramente geografico, il territorio del nostro municipio è “periferico”, tuttavia possiamo distinguere fra periferie propriamente dette e zone extra-periferiche, intese come aree immediatamente fuori il GRA, che insistono nell’area dell’agro romano.

Molte delle zone extra-periferiche sono caratterizzate da scarsa presenza di servizi, da degrado ambientale, urbanistico ed architettonico, mancanza di centri di aggregazione, dei servizi ricreativi e culturali, di luoghi di partecipazione politica. È l’esempio, su tutti, del quartiere Spinaceto, che da una parte presenta un forte abbandono edilizio dei locali commerciali e ricreativi presenti, dall’altra una forte presenza di immobili ad uso abitativo, delineando la tipica figura del “quartiere dormitorio”.
I problemi legati ai servizi sono quelli comuni a tutte le zone urbanizzate della fascia a cavallo del GRA: la mancanza di infrastrutture adeguate ed efficienti, dal trasporto pubblico, carente di linee di collegamento con altre zone della città, centrali o periferiche, alla sanità, che ancora non ha adottato un modello di decentramento utile ad un radicamento efficace sul territorio; la situazione delle infrastrutture fisiche, strade dissestate e illuminazione insufficiente o addirittura assente, aumenta il senso di abbandono di queste aree.

Su questa preoccupante situazione hanno inciso pesantemente anche le scelte attuate negli ultimi decenni dalle amministrazioni, che hanno puntato a riqualificare le zone centrali della città, spesso teatro di grandi eventi internazionali, e sono intervenute nelle zone marginali delle metropoli con finalità spesso estranee alle reali esigenze della popolazione: non si risponde ai bisogni più immediati delle persone: come Giovani Democratici abbiamo il dovere di portare avanti una lotta alle disuguaglianze continue che fanno parte delle nostre periferie e zone extra-periferiche, data la totale disattenzione da parte delle amministrazioni che si succedono alla guida della città, e che lasciano i quartieri periferici nel loro isolamento, oramai non solo più fisico.

Occorre quindi puntare su un nuovo piano di investimento nei quartieri, infrastrutturale e sociale, che riporti fiato e libertà a chi vive il nostro municipio. Dobbiamo intraprendere un percorso di conoscenza e coinvolgimento delle realtà locali che operano in ambito sociale, inteso in senso lato, che si dimostrano ogni giorno un esempio concreto di come il territorio può produrre risorse ed energie nuove, utili alla riqualificazione delle aree troppo a lungo abbandonate dalle istituzioni.
La possibilità di vivere attivamente il territorio in cui si vive, infatti, scoraggia statisticamente la criminalità locale e favorisce altruismo e collaborazione tra cittadini. I meccanismi di devianza infatti, secondo la teoria sociologica della “profezia che si autoadempie” di Merton, tendono a verificarsi in maggior quantità per il semplice fatto che i soggetti vengono stigmatizzati ed etichettati come devianti.

 

Mai (più) soli

Il territorio del nostro Municipio ci pone ogni giorno di fronte ad una delle problematiche più devastanti dei nostri tempi: l’esclusione sociale. L’aumento delle disuguaglianze è un problema globale che si riflette inevitabilmente sulle dinamiche locali: la disuguaglianza trai vincitori ed i perdenti della globalizzazione si riflette nella differenza tra quartieri inclusi e quartieri esclusi dalla vita sociale della Capitale.
Troppo spesso vivere in un quartiere periferico significa vivere in uno spazio in cui i bisogni primari della persona non vengono soddisfatti (ed in alcuni casi nemmeno recepiti). Il quartiere non viene più concepito come uno spazio sociale: diventa un bene economico il cui valore può essere misurato in base alla sua capacità di attrarre imprese ed investimenti.

Negare il valore sociale dei territori ci porta a distinguere tra quartieri attrattivi e periferie desolate: ancora una volta vincitori e sconfitti della globalizzazione. La periferia oggi ci appare come uno spazio privo di opportunità ed incapace di favorire lo sviluppo della persona umana nella società: chi la abita sente la lontananza delle istituzioni che dovrebbero tutelarlo. Si è radicata nell’immaginario collettivo l’idea per cui siano la criminalità ed il vandalismo a produrre degrado, mentre in realtà avviene l’esatto contrario: la criminalità delle periferie nasce perché chi vive il disagio di questi territori non trova altri sbocchi, non sente di avere altre opportunità e non si sente protetto da chi avrebbe il dovere di farlo.
La nostra generazione soffre particolarmente questa situazione: vivere in un quartiere periferico vuol dire spesso non avere un luogo in cui poter studiare, non avere luoghi aggregativi, essere impossibilitati ad esprimere le loro richieste perché le istituzioni che le ricevono sono accentrate.

Come militanti, sentiamo il bisogno di rappresentare queste istanze e di permettere che le istanze di chi non ha voce non rimangano inascoltate. Una delle funzioni più importanti della militanza politica è quella di riconoscere le problematiche dei cittadini di un territorio e proporre delle soluzioni, occorre riconoscere che il partito politico non sia l’unica realtà a svolgere questa funzione. Il nostro Municipio è disseminato di realtà associative che hanno fatto della cultura e dell’inclusione la loro missione principale e che si confrontano ogni giorno con le difficoltà della periferia. Garantire l’utilizzo di una sala come aula studio, raccogliere abiti usati per poi distribuirli ai senzatetto, promuovere iniziative culturali, offrire attività espressive: queste sono solamente alcuni degli obiettivi di queste realtà. Spesso le associazioni riescono a costruire legami sociali e a garantire inclusione laddove la politica fallisce, spesso riescono a costruire legami nonostante la politica.

Uno degli obiettivi che ci poniamo è quello di costruire una rete con le associazioni che condividono la nostra battaglia: combattere per l’inclusione sociale, favorire che nessuno si senta escluso, non ascoltato dalle istituzioni o privo di opportunità diverse dalla criminalità. Ascoltare la domanda sociale, collaborare con chi condivide la nostra idea di città e formulare, insieme, delle risposte efficaci: questi sono i nostri propositi.

Negli ultimi anni ci siamo occupati del tema della rigenerazione urbana, intesa come strumento per favorire l’inclusione sociale dei cittadini dei quartieri più periferici. Lo abbiamo fatto perché crediamo che la destinazione dello spazio pubblico a fini sociali possa essere uno strumento efficace per combattere l’atomismo e la dispersione che le periferie impongono oggi ai loro abitanti.
Rigenerare uno spazio inutilizzato significa dargli nuova vita, destinare quello spazio ad un uso collettivo significa cercare di ricostruire un legame sociale. Rigenerare non significa solo questo: vuol dire permettere che uno spazio del territorio abbia una funzione nel e per il territorio, significa rispondere ad una di quelle esigenze rispetto alle quali abbiamo il dovere morale di rispondere. Per questo ci vogliamo impegnare a collaborare con le associazioni del nostro territorio nell’ottica di proporre insieme a queste ultime un progetto di rigenerazione degli spazi inutilizzati per destinarli ad una funzione collettiva.

 

La rigenerazione urbana come strumento di resilienza

Come Giovani Democratici abbiamo affrontato nel corso degli ultimi anni il tema della rigenerazione urbana, poiché crediamo nella sua importanza come strumento di inclusione territoriale e sociale.
Partendo dall’esperienza del nostro territorio ci siamo resi conto delle numerose realtà socioculturali abbandonate e chiuse nel corso degli anni e come sia difficile per quelle esistenti emergere. La fascia sociale che più viene colpita da questa problematica è quella giovanile, data la scarsità di luoghi di aggregazione e di partecipazione alla vita pubblica, che ne impedisce quindi la piena realizzazione: queste difficoltà hanno progressivamente isolato realtà territoriali già periferiche, che più di tutte avevano invece il bisogno di essere incluse nella comunità.
D’altra parte, esperienze positive di associazioni territoriali non hanno sempre avuto il giusto riconoscimento, né spesso gli adeguati strumenti per operare sul territorio. Emerge quindi la necessità di riconnettere il territorio tramite “infrastrutture sociali”, intese come nuove forme di partecipazione, giovanile e non, e di coinvolgimento nella vita del territorio.

Le “infrastrutture sociali” che noi immaginiamo intendono essere luoghi polifunzionali, nei quali la periferia torna ad essere collegata a livello socioculturale e che dia strumenti adeguati di partecipazione alla vita collettiva, la cui assenza dal nostro territorio accentua il divario “centro-periferia”. Lo strumento principale dovrà essere il riutilizzo e la riqualificazione di strutture già esistenti, consentendo il recupero di strutture “abbandonate” che possano essere nuovamente reintegrate nella comunità, sia dal punto di vista urbanistico che della loro utilità sociale.
Una rigenerazione che nel suo carattere sociale, deve racchiudere in sé un valore di sostenibilità, che possa essere anche un collante fra i cittadini.

 

Un municipio come hub di sostenibilità ambientale 

Premesso l’accordo di Parigi del 2015 per contenere l’aumento di temperatura media globale entro 1.5°C, premesso che il surriscaldamento globale è un problema di portata mondiale e di elevata complessità; riteniamo sia necessario che ogni singolo livello di potere faccia la sua parte nel prevenire e limitare i danni e le conseguenze di tale fenomeno, facciamo nostra infatti l’idea di pensare globale e agire locale.

Per questo pensiamo sia necessario attribuire maggiori competenze di tutela ambientale ai municipi e che essi vengano messi nelle condizioni migliori per adempiere a tali funzioni. Crediamo infatti che anche prendersi cura del proprio territorio e riconcepire gli spazi urbani possa fare la differenza. 

La tutela del verde pubblico deve essere una priorità nella lotta per l'ambiente, con un reale piano per la piantumazione di nuovi alberi e nuove aree verdi che possano essere gestite dai cittadini stessi; l’implementazione e la manutenzione degli spazi di micro-mobilità presenti nel nostro municipio devono poter essere incisivi nel cambiamento delle quotidianità dei nostri concittadini. 

Per primi dobbiamo metterci in gioco noi, come Giovani Democratici, nel creare, costruire e sostenere una lotta per l'ambiente che non si racchiuda più nelle parole, ma riassuma in sé stessa un esempio di grande valore. Una realtà plastic-free, che sia accompagnata da un continuo evolversi di conoscenze e di posizioni che portino nel mondo una generazione sana e pronta a combattere per il proprio futuro e il proprio presente.

Dobbiamo ripartire da una formazione reale sull'ambiente e la sua situazione, cosicché ogni singolo possa fare la differenza e diffondere quelle che sono le migliori pratiche, per salvare il futuro e la nostra generazione. Perché se vogliamo ancora un futuro, la tutela del pianeta è la nostra vera sfida.

 

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I Giovani Democratici del IX Municipio